Storia

Civiltà Prenuragica

Attraverso una serie di ritrovamenti riconducibili a un periodo che dal Neolitico Inferiore giunge fino all’affermarsi della Civiltà Nuragica, è stato creato un sistema di classificazione che permette di dividere la civiltà prenuragica in diverse fasi culturali. Le singole “culture” derivano il loro nome dal toponimo dei luoghi nei quali maggiori sono stati i ritrovamenti e si riferiscono alla civiltà prenuragica, a partire dal Neolitico Antico con la Cultura di Su Garroppu e quella della grotta verde, proseguendo nel Neolitico Medio con la Cultura di Bonu Ighinu, nel Neolitico Recente con la Cultura di Ozieri e quella di Arzachena o dei Circoli Megalitici e nell’Eneolitico con la Cultura di Ozieri, la Cultura di Abealzu-Filigosa, la Cultura di Monte Claro e quella del vaso campaniforme. Fino a giungere, idealmente, all’Età del Bronzo medio caratterizzata dalla Cultura di Bonnannaro e dall’affacciarsi della Nuragico Arcaico.

CULTURA DI SU GARROPPU. E’ il quadro culturale che si ipotizza sulla base dei ritrovamenti avvenuti a Sirri, Carbonia, nel riparo sotto roccia di Su Garroppu. Sono stati ritrovati numerosi frammenti ceramici prevalentemente di grosso spessore, con superficie bruna a chiazze nerastre ornati con decorazioni di tipo “Cardiale” che venivano ottenute attraverso l’mpressione sull’argilla cruda del bordo di una valva di conchiglie marine del genere Cardium. L’artigianato litico è esclusivamente in ossidiana, nelle qualità traslucide e opache, i resti di pasto sono indicativi di un’economia basata sulla caccia, l’allevamento e la pesca di molluschi.

CULTURA DI BONU IGHINU. Si sviluppò nel Neolitico Medio, prende il nome dalla omonima località presso Mara, Sassari, dove si trova la grotta di “Sa Ucca de Su Tintirriolu”. E’ stato qui rinvenuto un repertorio vascolare prvalentemente costituito da ciottole a calotta sferica, ciottole profonde, vasi globulari a collo distinto, le superfici dei quali appaiono ben levigate e lucide, delicatamente decorate da ornamentazioni impresse, a file semplici o doppie, di puntini o sottili tacche che ne impreziosiscono l’orlo. Sono stati inoltre rinvenuti due frammenti in arenaria decorati con sottili linee grafite riferibili ad uno stesso vaso o ad una statuetta della “Dea Madre”.

CULTURA DI OZIERI. I reperti rinvenuti nella grotta di S. Michele a Ozieri, delineano un panorama ricco e articolato che ebbe notevole dìffusione in tutta l’isola. Questo tipo di Cultura si insinua lungo le coste, nelle zone pianeggianti, nei monti e sviluppa un tipo di economia non solo di tipo agricolo, pastorale, di caccia e pesca, ma legato anche ad attività di commercio. La ceramica è generalmente lavorata, e le capanne cominciano a essere costruite in pietra e frasche. Tipiche di questo tipo di Cultura sono le sepolture di tipo ipogeico, le cosidette Domus de Janas.

CULTURA DI ARZACHENA O DEI CIRCOLI MEGALITICI. La Cultura di Arzachena si sviluppò in Gallura, è definita anche dei circoli megalitici per via dei caratteristici monumenti funerari costituiti da circoli di pietre fitte di notevoli dimensioni disposte in modo ortostatico, in cui, in posizione centrale è impiantata una ciste litica quadrangolare. Per lungo tempo si è ritenuto che questo tipo di Cultura si fosse manifestata eclusivamente nel territorio della Gallura, ma ne è stata attestata la diffusione in altre parti della Sardegna, in particolare anche nel territorio del Sarrabus, dov’è localizzato il comune di Villaputzu. Gli insediamenti antropici della Cultura di Arzachena sono organizzati in ripari sotto roccia, raggruppati in modo da formare dei villaggi nei quali gli uomini erano dediti essenzialmente alla caccia e alla pastorizia. L’espressione più singolare di questa fase culturale è rappresentata oltre che dai Circoli Megalitici, dai Dolmens e dai Menhirs. I primi sono tombe, costituite da uno o più blocci di pietra orizzantali sorretti da blocchi disposti in verticale; i secondi sono obelischi piantati nel terreno (possono essere isolati o complessi) che possono essere disposti in cerchi concentrici o a filari. Sorprendente è il fatto che questo tipo architetture in pietra siano frequenti in Francia, in Danimarca, in Irlanda e in Inghilterra (che ospita il celebre monumento megalitico di Stonehenge), il che fa supporre che ci troviamo innanzi ai resti di una civiltà diffusasi su scala europea.
 

 


L'Età Fenicio - Punica

Fra il XIII e l’ XI sec. a.C., spinti dalla necessità di recuperare materie prime come oro, argento e rame, fanno la loro comparsa nel Mediterraneo i Fenici. Così come con altre popolazioni del Mediterraneo i Fenici entrarono in contatto anche con le popolazioni nuragiche sarde, e si insinuarono gradualmente nell’isola fondando punti di scalo e empori. Nascono così città come, solo per citarne alcune, Nora, nel Golfo di Cagliari, Tharros, nel Golfo di Oristano e nella costa orientale dell’isola quello che probabilmente era l’unico porto fluviale della zona, Sarcapos, localizzato a pochi km dal paese di Villaputzu e del quale si possono ammirare i resti. La progressiva penetrazione del popolo fenicio verso l’interno, al fine di meglio controllare le vie di comunicazione e lo sfruttamento delle miniere, contribuì ad accelerare la fine di una convivenza relativamente pacifica, fino a quel momento, con i nuragici. A meglio delineare i contorni di quella che poteva essere considerato un vero e proprio tentativo di dominazione, contribuì l’aiuto che i cartaginesi offrirono ai Fenici contro le ormai ribelli popolazioni locali . Nel 525 a.C. la Sardegna cadde nelle mani dei cartaginesi e vi rimase fino al 238 a.C. quando a quella cartaginese si sostituì una nuova dominazione, quella romana.

L’ETA’ ROMANA

La dominazione romana durò dal III sec. a.C. fino al VI sec. d.C., anche se durante i primi tempi molto forte fu la resistenza della popolazioni sardo-puniche. Le tradizioni e la cultura cartaginese continuarono a permanere per lungo tempo ed è soprattutto durante l’età imperiale che la cultura romana vera e propria sembra prendere piede con la costruzione di terme, Fori, templi, ma anche con il diffondersi di sculture, utensili e oggetti d’uso comune. Nelle vicinanze di Villaputzu, il sito che presenta un certo interesse a causa del rinvenimento di alcuni reperti databili all’età romana, è ancora Sarcapos. Altri insediamenti, riferibili all’età imperiale sono stati localizzati in località Gibas, S’Acciou, S’Oru e Murtas; da segnalare inoltre, in località Cirredis, la notevole sepoltura ipogeica paleocristiana denominata Su Presoni, perché successivamente adibita a prigione.

IL MEDIOEVO
Caduto nel 476 d.C. l’Impero Romano d’Occidente, la Sardegna passò sotto il dominio bizantino e attraversò un periodo segnato da incursioni piratesche che causarono un progressivo allontanamento dalle coste, e da un processo di degrado socio-economico. Il progressivo affrancamento dei poteri civili e militari dal governo centrale, favorito dalla lontananza e dalla noncuranza di Bisanzio, portarono alla nascita di quello che è da considerarsi forse il periodo di maggiore prosperità economica, artistica e culturale, della storia della Sardegna: l’Età Giudicale. L’isola risultò divisa in quattro giudicati, il giudicato di Gallura, quello di Torres o Logudoro, quello di Cagliari e quello di Arborea. A capo di ogni giudicato vi era un Giudice o judex, un vero e proprio sovrano erede diretto della figura dei luogotenenti bizantini. Questo periodo di autonomia fu però nel tempo minacciato e compromesso dalle continue ingerenze di Pisa e Genova, e progressivamente annullato a causa della costituzione nel 1297 del Regnum Sardinie et Corsiche e l’investitura del regno, accordata dal Papa Bonifacio VIII, al sovrano della Corona d’Aragona. Leggittimati dall’investitura papale, gli aragonesi sbarcarono nell’isola decisi a conquistarla. I Giudicati sardi finirono col soccombere, seppur in momenti diversi, alla dominazione che nel tempo, in seguito all’unione dei Regni d’Aragona e di Castiglia, si era trasformata da aragonese in spagnola. Le sorti del Giudicato di Cagliari, al quale è legata la storia di Villaputzu, furono diverse rispetto a quelle degli altri giudicati. Sconfitto nel 1258 in seguito a lotte tra giudicati favorite dalle ormai massicce ingerenze pisane e genovesi, venne diviso tra il Giudicato d’Arborea, quello di Torres al quale fu annessa la zona comprendente il Sarrabus, e la famiglia dei Donoratico.
Di questo animato periodo storico rimangono ricche testimonianze nel territorio di Villaputzu. Le rovine del Castello di Quirra, edificato dai giudici di Cagliari sulla sommità del M.te del castello di Quirra, del Castello di Malvicino in località “Perd’e Pau”, del Castello di Gibas. Dello stesso periodo la notevole chiesa romanica di S.Nicola di Quirra, quella in stile gotico-aragonese di S. Brigida, la chiesa di S. Giorgio, presumibilmente la più antica fra tutte, e le rovine della chiesa di Santu Miali (San Michele). E’ possibile visitare nella zona le rovine del villaggio medievale di Villa Pupus, di quello di Lentiscu, e in località “Cirredis” del villaggio di Cirra.
 



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